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Abbattere la dispersione, si può!

by Orti Sociali
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I risultati del progetto “Oltre i confini. Un modello di scuola aperta al territorio.

Walter Moro – Presidente del Cidi di Milano - Direttore del progetto

La dimensione del progetto

Lo scorso maggio, presso l’Università Statale di Milano, il Cidi di Milano, capofila del progetto nazionale: “Oltre i confini. Un modello di scuola aperta al territorio”, ha presentato i risultati ottenuti relativamente al contrasto della dispersione scolastica dei preadolescenti e adolescenti nella fascia di età che va dagli 11 ai 17 anni. Il progetto è stato una grande occasione per attivare un reale confronto sulle strategie, i metodi, gli strumenti utilizzati dalle scuole e dagli enti del terzo settore per prevenire e contrastare la dispersione scolastica.

Tale confronto si è sviluppato non solo tra insegnanti dei diversi territori e ordini, ma ha anche consentito il dialogo tra la scuola e gli enti del terzo settore, favorendo una cultura di co-progettazione e di condivisione dei percorsi di recupero.

Per una corretta lettura, questi risultati vanno inquadrati nella dimensione del progetto, che ha visto:

  • la partecipazione di un ampio partenariato di oltre 70 soggetti, tra cui 45 istituzioni scolastiche (24 di secondaria di I grado, 21 di II grado) e 25 enti del terzo settore presenti in 9 regioni;
  • la tenuta organizzativa del progetto, dall’a.s. 2018/19 al 2022/2023, che ha permesso di raggiungere tutti gli obiettivi prefissati, nonostante le difficoltà incontrate soprattutto nei due anni di pandemia e che hanno messo a dura prova la scuola e la completa attivazione di molti progetti nazionali;
  • una sperimentazione adeguata grazie alla durata del progetto, attuata non attraverso interventi superficiali “mordi e fuggi”, come avvenuto ad esempio con molti PON, in cui gli aspetti burocratici e i tempi ristretti di applicazione hanno spesso impedito una piena valorizzazione degli investimenti;
  • azioni di contrasto della dispersione sviluppate in nove reti provinciali riferite a quattro regioni del Nord (Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto) e cinque del Sud e Isole (Puglia, Basilicata, Campania, Sicilia e Sardegna); ciò ha consentito di osservare come il fenomeno della dispersione scolastica si manifesti in modalità diverse, non solo a livello nazionale, ma anche tra gli istituti scolastici presenti in contesti territoriali simili.

I primi dati quantitativi

I risultati ottenuti sono il prodotto di un consistente investimento di risorse economiche, umane e organizzative e sono dovuti soprattutto all'impegno straordinario di insegnanti, dirigenti, educatori del terzo settore che hanno creduto negli obiettivi del progetto.

La lettura di questi risultati sarà completata, a due anni dalla chiusura del progetto, dalla valutazione d’impatto svolta dall’Università Statale di Milano, in collaborazione con Invalsi, relativamente agli aspetti quantitativi/statistici sulle competenze acquisite nei i corsi di recupero, e dall’Università Bicocca di Milano per gli aspetti qualitativi. In sintesi, i risultati evidenziano:

  • il coinvolgimento nelle attività di recupero di 12.000 studenti di scuola secondaria di I e di II grado, con un’alta percentuale di “studenti fragili”, in particolare di alunni con BES, DSA e disabili, extracomunitari, ripetenti, con frequenza discontinua e minori in area di povertà socio-economica;
  • la realizzazione di 1000 corsi, di cui 390 gestiti dagli enti del terzo settore;
  • l’erogazione di oltre 23.000 ore per l’attivazione di percorsi di recupero finalizzati a potenziare e rafforzare sia le competenze di base (principalmente nella lingua italiana, in matematica e in lingua inglese), sia quelle metacognitive;
  • la partecipazione di oltre 3.000 tra docenti ed educatori del terzo settore coinvolti nella gestione delle attività di recupero e nei corsi di formazione.

Cosa si è voluto dimostrare con questo progetto?

La sfida è stata di verificare se la scuola può fare la differenza nel ridurre in modo significativo lo svantaggio di partenza degli studenti considerati in povertà educativa o se essa si limiti invece, come molti sostengono, a sancire e confermare i livelli iniziali di entrata. Si sa che la dispersione è un fenomeno complesso, che non è risolvibile solo dalla scuola attraverso una strategia di compensazione culturale e formativa, perché trova le sue radici nelle disuguaglianze socioeconomiche del Paese.

Pertanto, il modello che abbiamo sperimentato nel progetto dimostra, con dati concreti, che la scuola può fare la differenza nel ridurre in modo significativo le disuguaglianze di apprendimento degli studenti rispetto alle condizioni di partenza, se opera in alleanza con il territorio, gli enti del terzo settore, attraverso una strategia innovativa in un approccio sistemico alla dispersione, capace di utilizzare le risorse in modo integrato.

la strategia che abbiamo sperimentato

In cosa si è tradotta la strategia che abbiamo sperimentato, in larga misura ora indicata anche nelle linee del DM 170 del 2022 sui divari territoriali? In estrema sintesi le azioni d’intervento si sono mosse su più livelli:

  • la creazione della struttura di governance del progetto, che ha puntato a organizzare sui territori nove reti, una per ogni provincia, composta dai dirigenti delle scuole e dagli operatori degli enti del terzo settore partner del progetto, con il compito di coordinare e pianificare le attività di recupero;
  • la nomina da parte delle scuole di uno o più docenti referenti del progetto e la creazione nelle scuole di un gruppo stabile di insegnanti disponibili a progettare e gestire le attività di recupero.

Centrale nel progetto è stato l’investimento sulla formazione, finalizzata a implementare nei docenti e negli educatori competenze di progettazione didattica, finalizzate al recupero di studenti fragili. La formazione ha fornito agli insegnanti e agli educatori strumenti per progettare percorsi organizzati in unità di apprendimento finalizzate al successo formativo, incentrate su una stretta connessione tra competenze di base e quelle metacognitive, sull’uso di metodologie attive e cooperative e sulla produzione di compiti autentici.

Importante è stato l’investimento per trasformare 45 aule tradizionali in ambienti innovativi di apprendimento, organizzati con arredi mobili e tecnologie multimediali, adatti a svolgere una didattica funzionale a motivare e coinvolgere soprattutto gli studenti in area dispersione: con il PNRR tali setting innovativi sono ora diventati modelli di riferimento.

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